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Il Tennistavolo nel Sol Levante

Discussione in 'News e Articoli' iniziata da Giorno, 5 Gen 2012.

  1. Giorno

    Giorno Amministratore Staff Member

    Nome e Cognome:
    Li trovi in firma
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    EverPing ASD
    Il Tennistavolo nel Sol Levante
    (Scritto da Manteman)
    Ho vissuto dal 1996 al 1999 a Kyoto in Giappone.
    Li ho avuto modo di comprendere quale è il giusto atteggiamento e il rispetto di veri professionisti della racchetta.

    L'inizio è stato intenso e preoccupante:
    • 8 tavoli fissi con aria condizionata e cesto di palline Nittaku 3 stelle(200 circa)
    • Allenamento dalle 13.30 alle 19.30 30 minuti di stretching e risveglio muscolare.
    • 2 ore di allenamento al tavolo
    • 1 ora di pausa
    • 2 ore di allenamento al tavolo30 minuti di esercizio fisico (a rotazione pesi, corsa, robot, massaggi)
    Il mio arrivo in Giappone è stato alquanto traumatico, la squadra era cosi composta:
    • Wang Yonggan (numero 16 del mondo) - Puntino Corto a Penna
    • Masuda Hidefumi (numero 160 del mondo) - Legno AllRound e due MarkV
    • Andoh Masakatsu (numero 180 del mondo) Telaio OFF- con due Sriver
    • Akira Takashi (190 del mondo) - Telaio OFF e Bryce
    • Kobayashi - Mancino con Sriver a Penna su Telaio Veloce
    • Otsu - Puntino Corto a Penna
    • Nakano - Puntino Corto sul Dritto e Sriver sul Rovescio
    • Fujioka - MarkV e legno AllRound
    Inutile dire che io ero il numero 9 della squadra di 9 giocatori!
    Perchè ho indicato le loro gomme? Perchè il primo insegnamento che ho ottenuto è di controllare la racchetta dell'avversario che dà molte indicazioni iniziali sulla tipologia di giocatore che si ha di fronte. Infatti ad esempio osservando le gomme e il telaio di MASUDA si poteva dedurre che era un giocatore di gran controllo con un top spin molto carico di effetto. AKIRA era un giocatore molto potente e dedito all'attacco a tutti i costi e cosi via. E' logico che questo non sia la norma ma sicuramente è un punto di partenza. Tutti i giocatori avevano comunque delle caratteristiche tecniche molto diverse l'un l'altro e tutti si allenavano a rotazione con tutti.
    Capitava quindi spesso che io giocassi con il numero 16 del mondo e quindi facevo allenamenti molto sulla rapidità. Uno schema che era frequente era la farfalla, il cinese "schiacciava" lungo linea e io toppavo incrociato.... FUJIOKA che era il numero 8 della squadra aveva un servizio tagliato o liscio completamente illeggibile la risposta andava o in rete o fuori direttamente... per intenderci sul livello... Con lui si facevano spesso allenamenti con servizio e terza palla cercando di comprendere come impattava la palla durante il servizio.
    Ogni mese si faceva il torneo societario tutti contro tutti e veniva stilata una classifica che rimaneva in bacheca per tutto il mese cosicchè il presidente e gli allenatori potessero ammirare la mia classifica perenne di numero 9 della squadra.
    Altro punto fondamentale che mi hanno insegnato era che a tutti i tornei a cui partecipavo dovevo indicare all'allenatore, dopo aver guardato la racchetta dell'avversario ed aver fatto scambio diritto e rovescio ed alcuni top spin, secondo me che tipo di giocatore andavo da li a breve ad incontrare (es. più attaccante o più difensore, più potenza o più sensibilità etc). Figuratevi! almeno per 4-5 mesi non ci ho mai preso!

    Capire l'avversario dal suo atteggiamento
    Comunque alla lunga ho capito che osservare bene il portamento di un avversario nei colpi ad inizio partita è molto importante, so che questo è un argomento molto difficile da spiegare e da capire ma cercherò di chiarirlo con alcuni esempi: Se durante il riscaldamento pre partita vedete che l'avversario esegue il top spin attendendo la palla molto in basso ci sono forti probabilità che sia un giocatore con una ottima apertura in terza palla e che sappia tirare il top su palla tagliata e che magari ha più difficoltà nel rispondere a servizi superiori o a palle in velocità.
    Se un giocatore quando fa lo scambio di rovescio accelera molto nel riscaldamento e forza la palla denota una certa insicurezza soprattutto dalla parte del rovescio, quasi sicuramente ha buone gambe e sa giocare molto bene di diritto e di rovescio ha qualche lacuna.
    Alcune indicazioni importanti sono anche nel modo in cui l'avversario è posizionato sul tavolo, se ad esempio ha la gamba destra leggermente più avanti della sinistra e scambia bene di rovescio durante il riscaldamento quasi sicuramente ha un ottimo rovescio anche in top spin ma è un poco lento nel girarsi a fare il top di diritto e cosi via.

    Rispetto

    Spesso, i nostri due allenatori avevano una lavagnetta dove inserivano giocatori da altre squadre (soprattutto universitari e liceali) che sarebbero venuti l'indomani ad allenarsi con noi inclusa la loro classifica e il loro stile di gioco.

    Il giorno in cui i giocatori si presentavano dopo il classico inchino portavano sempre dei dolci per noi giocatori e a rotazione i più forti giocavano con il cinese e i più deboli con noi ultimi giocatori del ranking interno.

    La grande sorpresa arrivava durante gli allenamenti soprattutto con i giocatori più giovani si aveva un rispetto persino esagerato, inchino prima dell'inizio allenamento al tavolo e inchino alla fine ma soprattutto ogni singolo punto che il giovane commetteva un errore chiedeva scusa anche quando sbagliava direzione facendo magari un punto eccezionale!

    La cosa più sbalorditiva era che se magari io ero un poco lento ad andare a prendere la pallina alle mie spalle l'universitario di turno faceva una corsa intorno al tavolo e prendeva prima di me la pallina consegnandomela per fare più in fretta e fare un allenamento intenso con un giocatore che lui considerava altamente qualificante.

    Inutile dire che molto spesso perdevo con gli universitari e, anche se il loro rispetto mai mancava nemmeno dopo la sconfitta, c'era una sorta di felicità nei loro volti quando segnalavano al loro allenatore i risultati di vittoria nei nostri (soprattutto nei miei) confronti.

    Il Servizio troppo Complesso
    Le prime vittorie sono arrivate quando ho iniziato a comprendere a fondo quale poteva essere il tipo di gioco che portasse la maggior sicurezza durante l'incontro.
    Spesso con molto allenamento capita di avere un colpo eccezionale e di non saperlo poi utilizzare in partita. Nonostante quanti mi conoscano adesso non notano questa qualità avevo un servizio veramente ottimo in quanto facevo cesti e cesti di servizi alla fine dell'allenamento con un allenatore sempre al mio fianco. Mi allenavo a impattare la palla con la racchetta più parallela al tavolo possibile e a fare il rimbalzo sul mio tavolo molto vicino alla rete per riuscire a fare un servizio più facilmente corto e il meno flippabile possibile.
    Il mio servizio migliore era il servizio al contrario stile Schlager sia superiore che inferiore che spessissimo mi permetteva di avere una palla o alta o risposta in rete...
    Problema:
    Molto spesso mi tornava un effetto "complesso" da gestire e la mia terza palla non era efficace, quindi alla lunga durante la partita avevo più problemi nella terza palla che non nel resto del gioco!
    Soluzione:
    L'allenatore mi fece notare che probabilmente facendo servizi molto più "semplici" che fossero curati nella posizione sul tavolo (servizio esce-non esce) mi avrebbero creato vantaggi molto maggiori nella terza palla! Infatti inizia a curare molto di più l'impatto della pallina sulla racchetta, servizi banali lisci e tagliati con due rimbalzi sul tavolo dell'avversario molto vicino alla riga bianca del tavolo... incredibile ma vero inizia a vedere, seppur in partite di allenamento, i miei compagni di squadra che iniziavano ad avere insicurezze sul da farsi, ossia se palleggiare e lasciare a me l'iniziativa o se rischiare e cercare di aprire una pallina molto vicina a fare due rimbalzi sul tavolo.

    Il primo torneo Giapponese e la meritocrazia.
    Dopo 7 mesi di allenamenti e 13kg persi (da 80kg sono passato a 67kg) andai a fare il mio primo vero torneo giapponese. Era l'ALL JAPAN WORKING CHAMPIONSHIPS. Praticamente un campionato giapponese che escludeva i giocatori della JAPANESE LEAGUE (diciamo i primi 40 del Giappone). Dovessi fare un paragone mi sembrava di giocare dentro ad un palazzetto dei Campionati del Mondo. Entrato in palestra non riuscivo a capacitarmi del fatto di avere di fronte 86 tavoli da gioco SAN-EI (uno dei migliori tavoli su cui abbia mai giocato, perfetto nel rimbalzo e una giusta velocità) con tribune gremite sostanzialmente di tutti i lavoratori delle aziende partecipanti tra cui c'era la TOSHIBA e la NISSAN per intenderci. Ogni incontro aveva il suo orari preciso e un arbitro ad ogni tavolo che non si allontanava mai (potete immaginare tanta celestialità in Italia?), non si poteva sgarrare sull'orario e io ero il sorvegliato speciale numero uno in quanto unico europeo in una bolgia di giapponesi e cinesi. Ho ancora a casa il libretto del torneo e il torneo era composto da 12 pagine ed in ogni pagina 64 giocatori il che vuol dire 768 giocatori del torneo assoluto, più tutte le altre divisioni. Insomma il torneo durava 3 giorni e nonostante non sapessi l'importanza di questa gara al primo turno mi tremavano le gambe.
    Essendo uno dei pochi che si allenava con veri professionisti ero particolarmente allenato e riuscii ad arrivare ai quarti di finale dove persi tiratissimo con un cinese pennaiolo che faceva il top spin di rovescio divinamente bene. Tornai a casa soddisfatto del torneo anche se fui ancora più sorpreso al rientro quando mi ritrovai gli elogi del presidente della squadra in persona che euforico mi offriva una ricompensa. Mi disse di scegliere tra una quantità di denaro in contanti e la possibilità di studiare tutte le mattine in una scuola di giapponese. Ovviamente scelsi la scuola di lingua giapponese e feci la scelta sicuramente migliore perchè oggi posso dire di non giocare solo a tennistavolo ma posso dire di essere in grado di parlare giapponese! Da quella volta inizia a comprendere che la società giapponese è una società basata moltissimo sulla meritocrazia: meriti, ottieni, non meriti, sei fuori. Cruda in un certo senso ma a mio parere interessantissima realtà.

    I Difetti del Giappone
    Erano circa 6 mesi che giocavo ininterrottamente a tennistavolo e tutto, dico proprio tutto era organizzato nei minimi particolari. La cena era organizzata dalla società e metà del prezzo (circa 8 euro) erano pagati dalla società stessa mentre gli altri 8 erano messi da noi giocatori, al venerdì ci portavano un menù della settimana successiva e noi potevamo decidere quali giorni sfruttare questo servizio.
    Il segretario mi seguiva pure nello studio serale e mi faceva "ripetizioni" di giapponese alla sera, oltre a portarmi a comprare tutto il necessario per l'appartamento, inutile dire che l'appartamento era in centro a Kyoto vicino a Daimaru che è un famosissimo centro commerciale tipo STANDA dove potevi trovare veramente di tutto persino il gorgonzola di Novara (prezzo, inutile dirlo, esorbitante mi pare attorno a 150euro al kg!). Le telefonate e i fax erano gratuiti e quindi praticamente tutti i giorni ero in contatto con la mia famiglia e con Enzo Pettinelli con cui non avevo interrotto il rapporto e là davo descrizione delle mie avventure praticamente perfette in Giappone.Mi mancava però qualcosa, era un pò come restare dentro l'ovatta, tutto persino troppo perfetto e non avevo modo di divertirmi personalmente se non all'interno delle "feste" della squadra nei vari ISAKAYA (tipica trattoria giapponese). Come già scrissi in precedenza anche il treno e il torneo era organizzato nei minimi particolari, tipo la metropolitana che passa sempre allo stesso orario, cioè se il treno passa alle 12,02 alle 12,02 state sicuri che il treno è con le porte aperte davanti a voi.
    Mi ricordo anche i ritiri stile calcistico, ogni 3-4 mesi ci si ritirava per una settimana a fare un intensivo (non che ne avessimo bisogno) in una località montana (BEPPU) dove era presente un centro sportivo eccezionale con delle terme naturali dove fare massaggi e relax a 50 gradi centigradi... persino le malattie erano controllate, più di una volta mi è capitato di sentire un collega di squadra che aveva la febbre ed il giorno dopo era in campo a tirare controtop... come faceva? Flebo, era la risposta, infatti chi aveva la febbre andava in ospedale e si faceva fare una flebo endovenosa di antibiotici e recuperava la condizione entro 3-4 ore! Un paio di volte ho avuto anche io l'onore di provare questa agonia. Morale della favola tutto troppo perfetto e questo indica, a mio modesto parere, il grosso problema della società giapponese. Una perfezione "svizzera" incide molto spesso nella creatività e nell'invettiva e questo si evidenzia anche nel tennistavolo... Non ho mai visto fare un top spin side a uscire, un controtop di rovescio a tavolo, una difesa tagliata da un attaccante e cosi via.
    Ho trovato i giapponesi in crisi quando si trovavano di fronte ad un problema che non avesse una soluzione "organizzata" e non sapevano cosa fare. Ad esempio avevo un motorino e un paio di volte mi fermarono per delle mie negligenze tipo passaggio col rosso e in due in sella... ed entrambi le volte si trovarono in crisi perchè io ero uno straniero e non "parlavo giapponese" cosi che non sapevano come gestire il problema e non sapevano cosa fare... entrambe le volte mi lasciarono andare senza multa o provvedimenti. Al contempo si fidano molto del prossimo e probabilmente a volte mi sono "approfittato" di questo dandomi malato per saltare qualche allenamento oppure ancora più clamoroso una volta presi una settimana di malattia per una broncopolmonite per andare alle Mauritius a trovare una giocatrice di tennistavolo che avevo conosciuto ai Malasia Open.

    Malesian Open 2003
    A questo proposito approfitto dei Malasia open per rientrare a parlare di tennistavolo giocato. Presi parte ai Malasia open del 2003 che erano nel Borneo, un'isola miracolata di fronte alla Malasia dove risiede anche il sultanato del Brunei. La società mi diede l'opportunità di partecipare e con 6 ore di volo arrivai a Johor Bahru dove i Malasia open avevano luogo.

    Il livello era abbastanza alto e mi raggiunsero mio padre e mio fratello per assistere all'evento. Eravamo residenti allo Shangri la Beach uno dei migliori resort del mondo (5 piscine di tutti i tipi) ed un miniscooter per girare il resort sempre a disposizione, dove ebbi l'onore di discutere di tennistavolo assieme a grandi giocatori quali Saive, Marmurek, Franz, Kim Taek Soo, Eloi...

    Lo spettacolo vero fu la serata di gala in cui era stata bandita una cena eccellente con tutti i tavoli che avevano la bandiera della propria nazione con io, mio padre e mio fratello inseriti fra gli ospiti...una vergogna che era però veramente eccezionale.... Al torneo trovai uno stand butterfly con magliette a 3-4 mila lire l'una e gomme a 6-7 mila lire l'una...ed un trattamento da parte dei malesi in assoluto eccezionale, sempre disponibili, sempre cordiali e felici di trovare una soluzione ai problemi dei giocatori in questione..veramente una memoria indimenticabile!

    Per la cronaca il torneo andò discretamente bene in quanto vinsi il girone battendo due malesi e un giocatore di taipei (mi pare proprio fosse di taipei) ed entrai nei primi 64 giocando contro il numero 80 del mondo all'epoca che era WU Wen-Chia.....

    Potrete immaginare l'emozione di un giocatore che, senza alcuna esperienza internazionale, senza allenatore e senza nazionale alle spalle si ritrova a giocare i 64esimi di finale di un pro tour... avevo la pelle d'oca ed ero durissimo... Infatti i primi 5 punti giocai il miglior tennistavolo della mia vita con 5 bombe a mano dentro e partii 5-0 contro uno dei più forti giocatori del mondo (fu anche 30 al mondo). Molti malesi accorsero a vedere l'incontro che si prospettava interessante e erano sopresi da un italiano sconosciuto che vinceva contro uno di taipei. Morale della favola mi ritrovai con servizio in mano sotto 15-5 senza aver modo di giocare un singolo punto, serviva e tirava un missile terra aria, palleggiava corto e partiva con un missile!
    Persi tipo 21-8/ 21-6 ma rimase una bella emozione che porto con me.
    Rimasi poi a fare panchina a Marmurek che entrò nei primi 32 battendo per la prima volta in carriera Peter Franz...anche quello un bel ricordo.
    Manteman
     

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    Ultima modifica: 5 Gen 2012
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  2. lele

    lele Table tennis for ever !

    Categoria Atleta:
    3a Cat.
    Squadra:
    UGS Chênois - Ginevra
    Ho anch'io vissuto in Giappone per qualche anno e ritrovo, nell'ottimo articolo di Manteman, gli aspetti tipici della societa' giapponese: la ricerca della perfezione con una metodologia 'diretta' senza cioè immaginazioni e/o deviazioni, e soprattutto la meritocrazia di quella societa'. Non ho avuto la possibilita' di giocare in quanto il mio status di 外人 (gaijin) non era compatibile con il loro 'modus vicendi'. Ero molto dispiaciuto di cio' anche perche' venivo da una buona esperienza di training avuta negli Emirati Arabi (Abu Dhabi): al contrario dei giapponesi, mi avevano accolto a braccia aperte inserendomi come aiuto sparring nel Club locale di نادي الوحدة الرياضي الثقافي (Al-Whada Club). E cosi', per lunghi anni ho dovuto lasciare il mio sport del cuore, facendo spazio alla carriera, agli affari, agli amori giovanili......e alla famiglia.
    Ho comunque un buon ricordo del Giappone che mi ha permesso di affrontare un modo di vivere completamente differente dai canoni nazionali. E soprattutto, quello che mi ha impressionato, era il conciliare la 'daily life' con milioni di persone che ogni giorno riempiono la 'vasca' di Tokyo. Metropolitana e treni ad orari perfetti. Ho avuto modo di visitare Nara, Kyoto e diversi templi che popolano l'area. La visita del palazzo dell'imperatore, è stato una sintesi di comprensione della 'base' della mentalita' giapponese: la dipendenza professionale, l'aziendalismo come religione,il rispetto delle regole derivanti dalle tradizioni.
     
    Ultima modifica: 11 Gen 2012
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  3. paolom

    paolom Moderatore Staff Member

    Nome e Cognome:
    Paolo
    Categoria Atleta:
    Non Tesserato
    Bei racconti, importanti testimonianze: non sarebbe male poter importare un po' di "giapponesità"...
     
  4. il re del puntino

    il re del puntino Nuovo Utente

    Nome e Cognome:
    antonio todaro
    Squadra:
    t.t. futura
  5. SIDESPIN

    SIDESPIN Utente Noto

    Qualifica Tecnico:
    Tecnico di Base FITeT
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    ssd ciatt firenze
    racconto davvero appassionante...
    grazie per aver condiviso queste esperienze :)
     
  6. tommygv

    tommygv Utente Noto

    Leggo solo ora questo racconto ed è veramente incredibile. Mi sembra di averne vissuto un pezzo. Grazie davvero per la condivisione. È impressionante come partendo da uno sport si arrivi a confrontarsi sulla diversità delle culture. Siete stati molto fortunati ad avere avuto queste possibilità e ancora grazie perché non ve le siete tenute solo per voi :) voglia di partire subito...
     
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  7. Dragon Fly

    Dragon Fly Utente

    Nome e Cognome:
    alessandro calendi
    Qualifica Tecnico:
    Nessuna Qualifica
    Categoria Atleta:
    5a Cat.
    Squadra:
    studio dea vittoria
  8. tommygv

    tommygv Utente Noto

    @Dragon Fly regolati per favore!
     
  9. Grip_76

    Grip_76 Nuovo Utente

    Nome e Cognome:
    Pino Figola
    Qualifica Tecnico:
    Nessuna Qualifica
    Categoria Atleta:
    Fuori Quadro
    Squadra:
    TT Aquile azzurre
    Top! Complimenti per lo splendido racconto!
     
  10. Mr Lamb

    Mr Lamb Utente

    Categoria Atleta:
    Fuori Quadro
    leggo oggi queste belle testimonianze e grazie per averle condivise.
     

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