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JOHN HILTON: C’E’ UNA SPERANZA PER TUTTI GLI… “ONESTI LAVORATORI” DELLA RACCHETTA!

Discussione in 'Sezione Internazionale' iniziata da takashikon, 4 Ott 2019.

Status Discussione:
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  1. takashikon

    takashikon Utente Noto

    Nome e Cognome:
    Fabio Colombo
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    TT Varese/TT Lugano
    Nel 1980, ai campionati europei di Berna in Svizzera, successe un fatto sorprendente che ebbe enormi conseguenze per il futuro del tennistavolo. John Hilton, un assicuratore di Manchester, si prese gioco dei migliori giocatori del continente e si portò via il titolo di singolare sotto i loro nasi.

    Come la stampa e molti altri detrattori del suo gioco (tra i quali l’ex campione inglese Chester Barnes) fecero in fretta a puntualizzare, lo fece utilizzando una “racchetta magica”. In realtà non c’era niente di magico in quella racchetta; essa era semplicemente assemblata con due tipi diversi di rivestimento che avevano caratteristiche molto diverse tra loro e davano effetti opposti alla palla. In ogni caso, Hilton non era proprio un “signor nessuno”. Forse i suoi risultati precedenti non erano stati presi sul serio.

    Ai campionati europei del 1978 a Duisburg Hilton venne schierato nell’incontro contro la Svezia al posto di Jarvis, che aveva riportato tre sconfitte contro i tedeschi; inoltre Hilton aveva sconfitto Thorsell in un incontro amichevole disputatosi alcuni mesi prima. La mossa pagò in quanto John ottenne due punti, su Danielsson ed ancora Thorsell, permettendo agli inglesi di imporsi per 5:3 grazie anche ai tre punti di Douglas. Dopo uno score di due vittorie su due incontri sia contro la Danimarca che contro la Bulgaria, nel match finale della prima fase contro l’Unione Sovietica Hilton aggiunse all’elenco delle sue vittime anche i quotati Strokatov (2:0) ed il giovane difensore Solopov (2:0). Il suo “momento no” lo ebbe nella semifinale contro la Francia dove venne battuto da Birocheau, Martin e Secretin senza aggiudicarsi nemmeno un set. Nonostante la sua prestazione i britannici vinsero l’incontro per 5:4 (soprattutto grazie ad un mostruoso Douglas, che concluse la gara a squadre con 19 vittorie su altrettanti incontri). La finale, con John in panchina, vide l’Ungheria imporsi ai britannici per 5:3. Il bilancio finale di Hilton fu buono, con 8 vittorie a fronte di 4 sconfitte.

    Nella gara individuale, dopo aver passato due turni, il secondo a spese dell’anziano svizzero Foeldy, si fermò davanti al cecoslovacco Kunz che lo sconfisse per 3:1.

    Ai mondiali di Pyongyang del 1979, dopo aver ottenuto importanti vittorie nella competizione a squadre contro il cecoslovacco Dvoracek, il tedesco federale Leiss ed il giapponese Abe, compì una vera impresa eliminando nella prova individuale il cinese Wang Huiyuan e venendo sconfitto poi dal difensore giapponese Takashima che già lo aveva battuto nella gara a squadre.

    Nella gara a squadre di Berna il bilancio di Hilton fu di 11 vittorie e 5 sconfitte e lo “sbirolo” inglese cominciò lì ad interpretare il ruolo del “castiga – campioni”. Infatti nel girone di qualificazione il n.3 della nazionale d’oltre Manica, con colpi più o meno scomposti, perse un solo incontro, quello con il cecoslovacco Pansky (1:2).

    Nel match contro la Svezia John riuscì nell’impresa di imporsi per 2:1 su tutti e tre gli avversari: Thorsell (21:19 al terzo set), U. Carlsson e S. Bengtsson, contribuendo così alla vittoria dei britannici per 5:2 sui futuri campioni. Nell’incontro perso per 4:5 contro la Cecoslovacchia, che sfruttò i tre punti di Pansky, Hilton non lasciò nemmeno un set né a Dvoracek né ad Orlowski.

    Classificatasi al primo posto del girone per differenza set, gli inglesi affrontarono la Germania Federale e, quando sulla carta si pensava che Hilton avrebbe battuto Lieck, l’eterno bloccatore tedesco ebbe ragione dell’antispin del britannico per 2:0. Il momento negativo di John continuò negli altri incontri contro Stellwag e Hueging ai quali non riuscì a strappare neanche un set. La sua prestazione determinò il non accesso in finale dell’Inghilterra, alla fine sconfitta per 4:5 nonostante i tre punti di Douglas.

    Nell’incontro per il terzo posto contro una demotivata formazione ungherese i britannici si imposero per 5:3 con John vincitore su Klampar (2:0) e Gergely (2:1) e sconfitto da Jonyer (1:2).


    All’inizio della gara individuale si pronosticava una finale tra Stellan Bengtsson ed il francese Jacques Secretin. Hilton, nonostante il buon percorso nella competizione a squadre, era dato 1:1000! Nel tabellone era sotto la testa di serie Lieck, con il quale aveva perso a 14 e a 21 nella gara a squadre. La giornata libera in montagna al termine della competizione a squadre rigenerò l’inglese, che cominciò il suo cammino dando 3:0 al n.4 francese Parietti; al secondo turno ebbe il danese Grimstrup, che subì anch’egli un secco 3:0; nei sedicesimi si prese una bella rivincita tattica su Wilfried Lieck (3:1) dopo aver perso il primo set; negli ottavi fu la volta del difensore ungherese Kreisz (che in precedenza aveva eliminato Thorsell) al quale lasciò un solo set. A quel punto tutti si domandavano chi fosse questo Hilton; la risposta arrivò nei quarti di finale quando, sotto di due set contro Gergely (campione uscente e testa di serie n.1), mise in campo tutto il cuore riportandosi in parità e vinse sul filo di lana (21:19) alla bella dopo aver avuto un bel vantaggio (10:4 e poi 15:5) ed aver subito la rimonta dell’ungherese fino a 18:17 e poi 19:19. A quel punto una rete seguita da una facile schiacciata ed il punto successivo vanificarono le speranze di Gergely che sembrava essere riuscito a portare a termine un’insperata rimonta.

    Nella semifinale, disputatasi la mattina del 13 aprile, Secretin, dato per favorito considerate le caratteristiche tecniche di entrambi i giocatori, sembrò perplesso nel cercare di leggere i diversi effetti provenienti dalle gomme di Hilton che oltretutto girava la racchetta. Non ci riuscì e perse i primi due set; dopo una pausa nel terzo John vinse anche il quarto per 21:13 chiudendo quindi l’incontro per 3:1. Anche nella finale con Dvoracek, altro finalista a sorpresa che aveva superato nell’ordine Klampar, Douglas ed in semifinale Stellan Bengtsson, Hilton rimase fedele al suo gioco non spettacolare, attirandosi ululati da una parte del pubblico, imponendosi alla fine per 3:0.

    Dopo la vittoria del titolo europeo dichiarò: “Non riesco ancora a crederci, sono felice soprattutto per l'Inghilterra. Questo titolo è importante per il nostro tennistavolo; forse domani lo sarà anche per me ma adesso penso solo di aver dato qualcosa alla mia nazione”.

    La “racchetta magica” non era l’unica ragione del successo di John. Essa aveva una gomma antispin su un lato ed una liscia sull’altro, entrambe nere (dal 1 aprile 1984 il regolamento imporrà il doppio colore per la racchetta, una faccia nera e l'altra rossa; lo stesso Hilton sosteneva che era giusto che le due gomme avessero colore diverso).

    Quello che la stampa non aveva considerato era il modo in cui Hilton usava quella particolare racchetta; la girava velocemente creando effetti opposti ad ogni colpo ed attaccava e fingeva di eseguire topspin con la gomma anti-spin. Oltretutto John batteva un piede sul pavimento al momento dell’impatto con la palla mascherandone il suono e rendendo ancora più difficile per l’avversario capire con quale gomma il colpo fosse stato effettuato. Aveva uno stile di gioco allround vicino al tavolo al quale nessuno aveva pensato prima o che nessuno aveva pienamente sfruttato; i suoi chop e block di rovescio erano strani ed il suo diritto metteva in imbarazzo la maggior parte delle persone. John aveva dovuto imparare due versioni di ogni colpo, poi metterle in sequenza partita dopo partita cercando di eliminare ogni possibile errore; sapeva portare esattamente lo stesso colpo con le due facce rendendo all’avversario la lettura dell’effetto molto difficoltosa. Hilton sfruttò questa incapacità ed aggiungendo destrezza, forma fisica, forza mentale, conoscenza tattica ed altri fattori arrivò a laurearsi campione continentale. Con l’anti-spin la palla arrivava più lenta e più corta; inoltre poteva ritornarti oltre che a destra anche a sinistra, a sorpresa, lunga o corta a seconda del lato con la quale l’aveva colpita. A queste sorprese si era abituati dai cinesi, non da un gentleman; Hilton fu il primo ad usare l'anti-spin in questo modo.

    Quella gomma l’aveva scoperta in Australia, dove si era trasferito per due anni prima di ritornare in Inghilterra; il campione australiano Paul Pinkevich ne aveva portate alcune dal Giappone. Per mesi la sua casa di Manchester si era trasformata in un laboratorio, sperimentando infinite combinazioni di gomme lente e veloci. Per l’apprendimento di un gioco efficace con la combinazione ideale di gomme ci vollero circa cinque anni.

    Era sorprendente come Hilton fosse il n.3 della classifica inglese (dietro a Douglas ed a Paul Day, che non aveva conseguito importanti risultati internazionali) e che perdesse persino dai suoi compagni di società (il Manchester YMCA, dove era il n.4), che erano abituati al suo gioco e sapevano come affrontarlo. Infatti successivamente anche Dvoracek, Secretin, Gergely e diversi altri lo sconfissero avendo, dopo averlo incontrato più volte, acquisito familiarità con il suo gioco.

    Prima dei campionati europei di Berna John, consapevole dei suoi punti deboli, si era preparato molto, sia perché libero da impegni lavorativi che motivato a migliorare dalle sconfitte subite dai suoi connazionali abituati al suo gioco.

    Al Top 12 svoltosi nel febbraio 1981 a Miskolc Hilton si classicò ultimo, con dieci sconfitte ed una sola vittoria a spese di Thorsell (3:1).

    Ai campionati mondiali di Novi Sad nel singolare, dopo aver battuto il nigeriano Eboh, venne eliminato al secondo turno dal coreano Ro Yoon Kwan. Nella gara a squadre ottenne un bilancio negativo con 13 sconfitte e 10 successi; tra questi degne di nota furono le vittorie sul giapponese Ono (capofila della classifica mondiale), Stellan Bengtsson, Secretin e Thorsell, tutti classificati tra i primi venti giocatori del mondo.

    Andò molto meglio alla coppa del mondo disputatasi a fine agosto dello stesso anno ad Hong Kong, dove si classificò al quinto posto su sedici giocatori. Hilton terminò secondo nel suo girone grazie alle vittorie per 2:0 sull’australiano Pinkewich e su Gergely ed alla sconfitta per 1.2 inflittagli dal cinese Li Zhenshi. Nel quarto di finale Dvoracek si vendicò della sconfitta subita in occasione della finale dei campionati europei imponendosi per 2:0 e relegando John a lottare per le posizioni 5°-8°. Qui l’inglese si impose allo statunitense Boggan per 2:1 ed approfittò poi della rinuncia di Stellan Bengtsson per occupare la quinta piazza.

    Ai campionati europei di Budapest 1982 nella gara individuale uscì al terzo turno da Secretin dopo aver sconfitto in precedenza l’ungherese Kreisz ed il russo Podnosov. Nella prova a squadre perse 4 incontri e ne vinse 3; tra gli sconfitti ci furono il polacco Grubba ed il francese Martin.

    Robusto (1.70 m. x 68 kg), lineamenti marcati, capelli alla Beatles, era gentile ed elegante nei modi, tranquillo, educato, spesso sorridente, un vero gentleman. Quando lo guardavi in viso, in gioco, era rassicurante, saresti stato felice di stipulare una polizza con lui. Nel match era il "brutto anatroccolo"; se gli guardavi la racchetta ed il modo "sbirolo" con cui rispondeva in gioco, pensavi subito che avresti fatto bene a non sottoscriverla.

    Nato a Hyde il 25 giugno 1947, cominciò a giocare a 17 anni; dopo qualche anno smise e per due anni praticò diversi sport, soprattutto la ginnastica e lo squash. A 23 anni si trasferì in Australia dove giocò in una società ed allenò bambini. Ritornò in Inghilterra a 25 anni e dai 25 ai 31, grazie ad un allenamento intenso nella palestra del Manchester YMCA, dove ebbe occasione di incontrare giocatori internazionali di alto livello, passò dal 16° al 3° posto della classifica inglese e, dopo essere passato alla Sealink Milton Keynes, entrò nella rosa della nazionale. Dopo la sua vittoria ai campionati europei divenne professionista e giocò nella Bundesliga tedesca (fu in squadra a Saarbrucken con Surbek ed Engel) e successivamente in Inghilterra ed in Olanda.

    John si prendeva cura della sua racchetta molto di più di quanto molte persone usano farlo con la propria automobile; prima di ogni incontro puliva accuratamente l’anti-spin e l’asciugava con un asciugamano come se la volesse lucidare, per renderla più liscia possibile; infine la scaldava con l’asciugacapelli per darle un po’ più di elasticità quando l’avrebbe usata per attaccare.

    Vincere era il suo obiettivo; non solo era consapevole del suo gioco ma possedeva anche il coraggio (autocontrollo, analisi obiettiva della situazione e conseguente capacità di mantenere la concentrazione anche sotto pressione) per mettere sul piatto tutte le sue conoscenze ed abilità, non solo sporadicamente ma di volta in volta. Lui stesso fu sorpreso di essere stato così capace di mettere in pratica le sue teorie. Non era alla ricerca della perfezione tecnica o dell’imitazione dei grandi campioni ma comprendeva i principi basilari del tennistavolo agonistico e cercava di metterli in atto.

    La sua forza di carattere fu la base del suo sviluppo come agonista. John possedeva infatti:

    -coraggio

    Giocava senza timore ed osava vincere; portava avanti il suo gioco contro ogni avversario, qualunque fosse la sua classifica, qualunque stile avesse; analizzava la situazione e la faceva sua; aveva una capacità superiore alla media di risolvere i problemi, anche quelli imprevisti, che si presentavano durante un incontro come, ad esempio, un servizio mai visto prima,

    -confidenza in se stesso, convincimento, concentrazione

    Aveva un carattere stabile ed era poco turbato da dubbi o da altri ostacoli mentali; in tal modo la sua concentrazione rimaneva alta, grazie anche ad un’ottima condizione fisica.

    -conoscenza di se stesso

    Non sapeva solamente come si doveva giocare contro un certo avversario (strategia) ma sapeva come ci doveva giocare lui personalmente con il suo particolare stile.

    Metteva pressione al suo antagonista o, in alternativa, opponeva una tale resistenza a quella dell’avversario che finiva col “contro-pressarlo”.

    Portava il ritmo del gioco alla velocità che gli conveniva (John giocava più lentamente della maggior parte dei suoi avversari) impedendo a chi gli stava di fronte di imporre la sua; a quel punto cercava rendere ogni suo colpo il più scomodo possibile sfuttando la sua anti-spin (ad esempio effettuava dei “falsi” topspin usando la gomma senza effetto); girava spesso la racchetta, attaccava e difendeva con talmente tante variazioni di effetto e di tattica che nessuno sapeva in che modo la pallina sarebbe ritornata. Sapeva infatti come trarre il massimo vantaggio dalla diversità delle sue gomme sfruttando il fatto che gli altri giocatori erano più bravi a costruire sistematicamente il proprio gioco che a gestire le palline che venivano loro rimandate nei più svariati modi.

    Una volta rivelò il segreto del suo successo: “Lo stile e l’efficacia sono di importanza vitale nel tennistavolo. Se non sei unico non vincerai. Devi costantemente cambiare ed adattare il tuo gioco, lavorare sui differenti modi di colpire la palla e sulle diverse velocità ed angoli ai quali indirizzarla. Devi accertarti che nessun avversario possa trovare delle contromisure al tuo stile di gioco, nel qual caso dovrai modificarlo.”


    Hilton occupò la 5° posizione nelle classifiche mondiali e la n. 1 in quelle europee all’inizio della stagione 1980/81. Nella categoria veterani salì sul podio del singolare sia ai campionati mondiali (2° nel 1990 a Baltimora alle spalle di Liang Geliang e 3° nel 1998 a Manchester, sconfitto dal tedesco Neubauer che cederà in finale al connazionale Lieck) che a quelli europei (3° nel 2003 a Courmayeur, sconfitto in semifinale ancora da Liang Geliang che si aggiudicherà il titolo).

    Durante la sua carriera partecipò a quattro campionati mondiali (dal 1977 al 1983) ed a tre europei assoluti (dal 1978 al 1982).
     

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  2. cunni

    cunni Utente Noto

    Categoria Atleta:
    3a Cat.
    Grazie, ho finalmente visto nero su bianco le parole del mio mentore, nero su bianco i racconti che immaginavo leggenda. Mi sono emozionato!
     
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  3. Max

    Max Utente Noto

    Squadra:
    TT Aquile Azzurre - Milano
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  4. neox3

    neox3 bloccatore pazzo!

    Nome e Cognome:
    Luca
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    ANTONIANA TENNIS TAVOLO PESCARA
    Una curiosità.. Gioco mai contro waldner?
     
  5. takashikon

    takashikon Utente Noto

    Nome e Cognome:
    Fabio Colombo
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    TT Varese/TT Lugano
    A memoria credo di no, perlomeno ufficialmente.
     
  6. andras

    andras Utente Noto

    Nome e Cognome:
    Riccardo Belli
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    T.T. MONDOVI'
    Ma davvero c'è da esaltarsi nel vedere uno che vince grazie a un materiale contro un avversario molto più forte?
    --- Messaggio Unito Automaticamente, 5 Ott 2019, Data originale: 5 Ott 2019 ---
    Non chiediamoci xchè siamo arrivati al ttx basta guardare il passato.
     
  7. eta beta

    eta beta Pnaftalin Balls

    Categoria Atleta:
    5a Cat.
    Squadra:
    TT Ossola 2000 Domodossola
    Una volta esaurito l'effetto sorpresa è vita dura per i giocatori anomali.

    Lo stesso accadde con Hiroij Satoh, campione del mondo a Bombay 1952 con una sorprendente copertura in gommapiuma spessa.
     
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  8. andras

    andras Utente Noto

    Nome e Cognome:
    Riccardo Belli
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    T.T. MONDOVI'
    Appunto non ci vedo niente di fenomenale al max ti chiedi come sempre se la federazione c'è o ci fa?
     
  9. VUAAZ

    VUAAZ Utente Attivo

    Qualifica Tecnico:
    Nessuna Qualifica
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Non sono d'accordo, questo giocatore ha sfruttato al meglio una delle tante possibilità che aveva a disposizione. Potevano farlo anche altri, lui ha sfruttato sicuramente l'effetto sorpresa e il fatto che quel tipo di gioco era poco conosciuto. Se per più forte intendi un giocatore con dei movimenti più standard e più belli da vedere, o più tecnico, sicuramente non ci piove... Ma sai quanti giocatori più forti ho visto, ma agli undici arrivavano sempre dopo? Per me è un arricchimento vedere un gioco differente, e lo considero un talento perché si è costruito un suo gioco con una sua logica
     
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  10. andras

    andras Utente Noto

    Nome e Cognome:
    Riccardo Belli
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    T.T. MONDOVI'
    Ha sfruttato una piega del regolamento che permetteva di usare gomme dello stesso colore è una furberia come lo era doparsi con sostanze che non apparivano nella lista wada prima che inserissero la dicitura sostanze con effetti equivalenti........il principio è lo stesso trovo l appiglio e lo sfrutto per ottenere risultati che senza quell appiglio non avrei raggiunto.
    Riguardo al potevano farlo tutti è la stessa cosa del potevamo giocare tutti con una vetrificata sul rovescio e qualunque quinta con un minimo di dritto avrebbe ottenuto risultati migliori ma chissà xchè non lo facevano tutti.... chissà x ché
     
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  11. VUAAZ

    VUAAZ Utente Attivo

    Qualifica Tecnico:
    Nessuna Qualifica
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Quello che intendevo dire, andras, è che il materiale non vince da solo, bisogna saperlo usare. Il doping invece da un vantaggio a prescindere, e qui la chiudo col doping, restiamo al ping pong.
    Si dice di tanti giocatori che vincono grazie al materiale, vedi amelie solja. Ma lei ha un gran gioco di anticipo e di gambe.
    Guarda ero di quelli che quando perdeva con un puntino dicevo "ah ma con le lisce questo non è capace ",poi ci ho provato io a mettere il puntino e ho capito quanto è difficile usarlo.
    Le vetrificate che citi...uno poteva decidere di non usarle perché non si divertiva, o perché con la liscia aveva più possibilità di crescere nel lungo periodo...
    Non considero un appiglio quel gioco, come non lo considero coprire il servizio quando era lecito. Era una tecnica.
    Bravo lui a girare e ad avere nel suo bagaglio tecnico lo stesso colpo sia di liscia che di antitop, riconosciamogli l'abilità nell'usare la sua racchetta.
     
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  12. andras

    andras Utente Noto

    Nome e Cognome:
    Riccardo Belli
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    T.T. MONDOVI'
    E chiaro che se è li vuol dire che sa giocare e anche bene ma se l'avversario non può vedere con che gomma colpisci xchè hanno lo stesso colore e beve il colpo......hai un grosso vantaggio su questo non ci piove.....di fatto quel tipo di materiale è stato poi vietato.....e dall' ittf che per quattro spicci farebbe giocare anche con una pistola ;)
     
  13. Kubala

    Kubala Utente Attivo

    Categoria Atleta:
    6a Cat.
    Mah ... magari se la Federazione, anziché mettere come regola l'avere due colori diversi per le gomme, avesse deciso che poter "mascherare" la gomma utilizzata era una variante che aggiungeva sale al gioco ed allo spettacolo, oggi Hilton sarebbe considerato un genio, un precursore, "il padre del tennis tavolo moderno" ... ;)
     
    A Francesko, ggreco, VUAAZ e 1 altro utente piace questo messaggio.
  14. andras

    andras Utente Noto

    Nome e Cognome:
    Riccardo Belli
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    T.T. MONDOVI'
    Anche Hitler se avesse vinto la seconda guerra mondiale sarebbe venerato da tutti i libri di storia:D:D:D
     
  15. takashikon

    takashikon Utente Noto

    Nome e Cognome:
    Fabio Colombo
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    TT Varese/TT Lugano
    Mi fa piacere avere stimolato una discussione con una pagina di storia. Ho scritto di Hilton perché anche io uso la combinazione anti (tendenzialmente sul diritto) e liscia (tendenzialmente sul rovescio), ovviamente senza il vantaggio dei colori uguali. Mi riconosco quindi nell'aspetto mentale del gioco dell'inglese che, seppur avvantaggiato dalla regola dello stesso colore, ha dato importanza a tutte quelle peculiarità (tattica, forma fisica, concentrazione mentale, alimentazione, ecc.) che ho citato nell'articolo che ho scritto. Quindi pur senza avere un tocco di palla divino si può comunque aspirare a qualche successo con l'applicazione di tanti piccoli altri fattori.
     
    A SilvaM95, maledettaretina, cunni e 2 altri utenti piace questo messaggio.
  16. eta beta

    eta beta Pnaftalin Balls

    Categoria Atleta:
    5a Cat.
    Squadra:
    TT Ossola 2000 Domodossola
    Anch'io ho trovato un padre nobile in Matthias Karlsson in Falck, il quale gioca come me con puntino corto sul dritto e liscia sul rovescio.

    C'è una speranza anche per me? :nerd:
     
    A Provolino70 e cunni piace questo messaggio.
  17. ggg

    ggg Utente Attivo

    Nome e Cognome:
    Giovanni
    Qualifica Tecnico:
    Tecnico di Base FITeT
    Categoria Atleta:
    Non Tesserato
    Da ragazzino giocai per la prima volta contro un giocatore che usava una Superanti e una liscia dello stesso colore. Era impossibile giocare, continuavo ad alzare la pallina e l'altro schiacciava senza problemi palle facilissime. Con quel giocatore avevo vinto quando giocava con due lisce, mentre con l'antitop e la liscia mi batté tanti a pochi.
    Ora la superanti non da più fastidio a nessuno, ma a quei tempi dovevi cambiare completamente gioco altrimenti non sapevi se la palla in arrivo aveva effetto o era piatta.
    Il vantaggio del colore uguale delle gomme falsò il risultato e Hilton vinse sfruttando un regolamento palesemente antisportivo. La colpa è di chi non impose immediatamente la regola dei due colori delle gomme.
     
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  18. andras

    andras Utente Noto

    Nome e Cognome:
    Riccardo Belli
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    T.T. MONDOVI'
    Se hai il suo rovescio anche più di una:p:p:shifty:
     
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  19. Milocco Ettore

    Milocco Ettore Utente Noto

    Nome e Cognome:
    Ettore Milocco
    Categoria Atleta:
    5a Cat.
    Squadra:
    TT FIUMICELO
    Non c'è che dire.Da che mondo è mondo sempre qualcuno cerca di portarsi avanti grazie a furbate e conoscenza delle proprie attrezzature o in virtù di un gioco diverso,superiore a quello della concorrenza.Due esempi su tutti.
    I super incollaggi(ma anche tecnica da vendere) di Surbek ,giocatore slavo con colpi devastanti e vincitore a ripetizione di vari titoli in Europa,inizio e a seguire anni 70. Ricordo anche un certo Cossuta Alessio,triestino,giocatore fino allora sconosciuto,che sul finire degli anni 60 importo' il top in Italia,colpo che nessuno aveva mai visto prima.E grazie ad esso sbaraglio' il campo e vinse il titolo di Campione italiano,in quel di Verona mi par di rammentare(1968).Dopo quella super prestazione di lui non si seppe granché,sportivamente parlando,s'intende.Altri anni.Oggi il connubio, l'insieme di tecnica,attrezzature e prestazione sportiva è imprescindibile,così fortemente legato che non basta curare un aspetto solo per perpetuare la carriera.E' anche vero che,nel tennis tavolo,si comincia a guadagnare per davvero,gli atleti di spicco si preparano scientemente sotto tutti i punti di vista.
    ettore
     
  20. takashikon

    takashikon Utente Noto

    Nome e Cognome:
    Fabio Colombo
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    TT Varese/TT Lugano
    Per te c'è sempre speranza caro Eugenio
     
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