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LA RACCHETTA DI TRUDE PRITZI; MA CHI ERA COSTEI?

Discussione in 'Sezione Internazionale' iniziata da takashikon, 21 Nov 2018.

  1. takashikon

    takashikon Utente Noto

    Nome e Cognome:
    Fabio Colombo
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    TT Varese/TT Lugano
    Nel corso delle mie ricerche ho casualmente trovato (ed acquistato) una racchetta degli anni ’50 ancora nuova e nella sua scatola originale! Il modello, prodotto in Austria dalla ditta Wemer, porta il nome di Trude Pritzi. Non molti la conosceranno.

    Era una viennese simpatica ma fu anche una sportiva dai modi straordinariamente fini e dominò la scena prima e dopo il secondo conflitto mondiale. Trude sapeva difendersi con incredibile sicurezza e, con uno stile di gioco energico riusciva a parare ogni colpo con la sua racchetta, come una straordinaria barriera mobile; una giocatrice difficilmente battibile.

    Con ampi gesti sapeva tagliare i colpi usando istintivamente diritto (il suo taglio di diritto era veramente pesante) e rovescio, preferendo il gioco al tavolo ma allontanandosi quando era necessario. Dotata doi grande dinamismo, mobilità, sicurezza, sbagliava raramente.

    Straordinari erano il suo istinto e la sua forza di concentrazione. Per questo era soprannominata “regina del palleggio” ed era capace di giocare senza sosta per ore. Era ovviamente una delle colonne della squadra austriaca. Era amata dalla gente anche per la sua natura allegra ed al contempo per la sua tenacia e sportività; un po’ meno per il suo modo di giocare, scarsamente attraente. Pareva dover quasi rispettare perennemente un’unica consegna: difendersi. Costruiva per questo i suoi successi con fatica, tribolando. Era tuttavia anche una giocatrice generosa che metteva il medesimo impegno sia che si trattasse di un campionato mondiale che di una semplice gara di club. Date queste sue caratteristiche è stata in assoluto la giocatrice che ha disputato il maggior numero di partite sfruttando il tempo massimo consentito.

    Il suo handicap consisteva nella scarsa padronanza del “drive” pur possedendo un’indiscutibile sensibilità nel colpire la pallina; semplicemente, l’attacco non rientrava tra le sue doti. Anche Victor Barna volle provare ad aiutarla durante gli allenamenti ma senza successo. “Probabilmente sbaglio impostazione, presa, bilanciamento del corpo e chissà che altro ancora” – si lamentava a volte la stessa Trude. Era quindi una festa quando riusciva ad “indovinare” un drive.

    Gertrude “Trude” Pritzi nacque a Vienna il 15 gennaio 1920. A 15 anni era però ancora una ragazzina dall’aspetto un po’ goffo dalle braccia e gambe lunghe e dai modi un po’ mascolini; un maschiaccio! In seguito si sarebbe fatta conoscere per quella sua schiettezza congiunra ad un certo fascino austriaco ed al suo humor tagliente. Dopo una prima anonima partecipazione ai mondiali di Praga del 1936 (venne eliminata al secondo turno dalla Smidova) fece, in un’unica stagione, un sensibile progresso rivelandosi, come una meteora, ai mondiali di Baden. Nel 1937 fu infatti alla testa della squadraa austriaca ed insieme all’esperta Wildam spezzò la resistenza di ungheresi e romene chiudendo al quarto posto la Corbillon Cup. La radio nazionale austriaca in quei giorni trasmetteva questo invito agli sportivi: “Viennesi amici dello sport, se vi interessa il tennistavolo prendete i vostri figli con voi e fate una bella gita a Baden; non ve ne pentirete!”. In effetti i gitanti furono molti e quindi gli emergenti Richard Bergmann e Trude Pritzi ebbero il conforto di una nutrita schiera di sostenitori. In singolare Pritzi giocò molto bene; nel secondo turno superò in quattro set la romana Angelica Adelstein Rozeanu, il cui enorme potenziale già si intravvedeva; batté quindi anche la cecoslovacca Kettnerova per 3:1 e con lo stesso risultato la tedesca Bussmann.

    Approdò così alla finale con l’americana Ruth Aarons, detentrice del titolo. Fu quella famosa finale rimasta incompiuta a seguito della squalifica di entrambe le protagoniste. Per la Aarons la decisione di giudici fu, come si sa, un autentico shock, mentre Trude l’accolse con una risata.

    La Pritzi si aggiudicò il primo set per 21:12 ma fu pronta la risposta della Aarons che vinse il secondo per 21:8. Si era al terzo set con l’austriaca in vantaggio per 19:16 quando i giudici decisero di squalificare entrambe le giocatrici in quanto avevano superato il tempo massimo concesso per la disputa della partita, un’ora e 45 minuti. Interrotta la partita ci fu una lunga riunione della giuria che, alla fine, con una votazione di sei favorevoli e quattro contrari, sentenziò appunto la squalifica delle due giocatrici gettando nella costernazione i tifosi, in particolare i numerosi sostenitori della Pritzi. Ci fu parecchio rumore all’interno del palasport, tanta era la rabbia del pubblico. Pallide ed allibite invece le due protagoniste. Interessante la versione che dell’accaduto diede, tempo dopo, la stessa Aarons: “Ero decisa a giocare con Trude una bella partita conoscendo bene la mia avversaria per averla già superata nel confronto a squadre ed un’altra volta in precedenza. Ma contro un’avversaria dotata di grande sicurezza i miei tentativi di attacco non funzionarono; per questa ragione scelsi anch’io la sua stessa tattica aggiudicandomi il secondo set. Proseguimmo per un po’palleggiando, sollevando però l’agitazione di alcuni dirigenti che, senza alcuna argomentazione valida, decisero di trasferire il nostro incontro ai margini della sala. Dopo molte discussioni, in varie lingue, solo allora mi venne ufficialmente comunicato che la sfida avrebbe dovuto terminare in un’ora e 45 minuti. Ripensando all’andamento del match provai un senso di frustrazione profonda. Protestai quindi animatamente convinta com’ero che la mia avversaria fosse stata avvertita riguardo al limite di tempo imposto, limite che del resto non era stato fatto osservare nei confronti precedenti tra Bergmann ed Ehrlich e tra la Rozeanu e la Pritzi, protrattisi nettamente più a lungo. Durante la mia partita il capitano della mia squadra mi incoraggò sostenendo che se anche gli arbitri ci avessero squalificate entrambe io avrei conservato il titolo essendo la campionessa uscente. Ma la partita fu interrotta ed io rimasi soltanto una campionessa amareggiata”.

    64 anni dopo, nel 2001, l’ITTF corresse la sua decisione riconoscendo Aarons e Pritzi co-campionesse mondiali in quanto durante quella competizione la regola del limite di durata di un incontro non era stata uniformemente applicata.

    All’indomani di quella finale l’ITTF prese decisioni significative: un set poteva protrarsi al massimo per venti minuti e la retina venne abbassata da 17 a 15,25 cm. Una novità, quest’ultima, salutata calorosamente da tutti i giocatori e giocatrici di chiara vocazione offensiva e, più in generale, fa tutti coloro che amavano un gioco dinamico ed alieno da compromessi.

    Ciò che a Trude non riuscì a Baden si realizzò nel 1938 alla Royal Albert Hall di Londra, dove conquistò infine il titolo mondiale.

    Nel primo turno batté l’ex iridata Kettnerova, quindi l’inglese Hutchings, la gallese Wedwort, l’altra inglese Osborne. Dovette soffrire un po’ di più per spezzare la resistenza della Votrubcova, mentre in finale si impose, piuttosto facilmente, a Vlasta Depetrisova (21:13, 21:13, 21:17).

    Intanto Hitler aveva iniziato a cambiare il quadro europeo. Con l’annessione dell’Austria al Reich anche le viennesi Pritzi e Bussmann disputarono il mondiale del Cairo nel 1939 con la maglia della Germania. Nel paese delle piramidi la Pritzi fece un buon bottino: due medaglie d’oro, una d’argento ed una di bronzo. Nella Corbillon Cup contribuì alla squillante vittoria sulla Cecoslovacchia; la Pritzi batté la Kettnerova, la Bussmann si impose alla Votrubcova mentre il terzo punto lo conquistarono nel doppio. A proposito di donne vale la pena ricordare che al mondiale del Cairo il re egiziano Faruk si rese protagonista di un gesto clamoroso ordinando che l’Egitto partecipasse anche con una squadra femminile. Una decisione che nel mondo mussulmano avrebbe scatenato proteste anche al giorno d’oggi. Ehrlich, allenatore della squadra egiziana, scelse le partecipanti al mondiale pescando nella cerchia delle famiglie aristocratiche e le ragazze dovettero imparare il nuovo sport in pochi mesi. Parteciparono comunque puntualmente al mondiale in casa propria e tra il tripudio generale conquistarono anche il quarto posto (seppure su cinque squadre partecipanti). Anche la regina volle vedere all’opera le proprie pongiste; per l’occasione venne sistemato un tavolo in una particolare sala dove le ragazze disputarono una partita alla presenza di sole donne, fatta eccezione per gli arbitri (a quel tempo infatti non vi erano arbitri donne) e per due raccattapalle, che raccoglievano le palline con un retino montato su lunghe pertiche. Pritzi e Bussmann vinsero la medaglia d’oro nel doppio femminile superando la coppia Koloszvary – Rozeanu e Trude si aggiudicò il bronzo nel doppio misto insieme al modesto egiziano Helmy. Fu certamente una sorpresa. Non riuscì però a difendere il suo titolo iridato in singolare perdendo in cinque set in match decisivo con Vlasta Depetrisova. Trude era in vantaggio per 2 set ad 1 e 19:18 nel quarto quando, invece di schiacciare un facile pallonetto, spedì clamorosamente la pallina tra il pubblico.

    “Pritzi ha scalato la piramide di Cheope, o quasi scalato, in quanto le mancavano ancora alcuni gradini” scrisse la rivista Kronen Zeitung all’indomani del torneo.

    Al termine della seconda guerra mondiale Trude difese ancora con successo i colori austriaci a Parigi, dove fu terza in singolare (battuta per 3:2 dall’inglese Blackbourn); vinse però il doppio con Gizi Farkas, con una vittoria lampo sulle americane Clouther – Monness.

    Nel 1949 Pritzi disputò un’incontro insolitamente difficile contro la peraltro campionessa mondiale Farkas. Accadde a Stoccolma dove, in seguito ad un inizio stranamente passivo dell’ungherese, Trude si portò subito in vantaggio vincendo i primi due set per 21:12 e 21:13. La Farkas non trovò di meglio che rifugiarsi in un logorante palleggio. Vinse così il terzo set per 8:1, mentre il quarto fu interrotto dal giudice sul 3 pari. Si procedette fino all’assegnazione del punto decisivo, che fu ancora Farkas a conquistare portandosi sul tre pari. La campionessa ungherese vinse anche il quinto set ma con uno striminzito 3:0. Per ironia della sorte Trude venne eliminata pur avendo conquistato, in quello stesso incontro, un maggior numero di punti (46 a 39). “Io ho fatto più punti, ma lei li ha distribuiti meglio…”

    Al mondiale di Budapest nel 1950 ci fu, nel concorso di singolare, uno scontro tra veterane nel quale Trude ebbe la meglio sulla cecoslovacca ed iridata Kettnerova con un interessante risultato: 21:11, 16:19, 17:14, 14:8.

    Nel mondiale del 1951, che ebbe la fortuna di giocare tra le mure amiche, a Vienna, Pritzi si trovò nuovamente di fronte, nella gara a squadre, la Farkas, che riuscì stavolta a battere, mentre nella semifinale del singolare diede parecchio filo da torcere ad Angelica Rozeanu nel corso di una sfida interminabile; la romena ebbe alla fine la meglio vincendo per 17:14, 14:13 e 5:4.

    Pritzi ebbe il suo ultimo impegno agonistico ufficiale ad Utrecht nel 1955, quando fu superata dalla francese Watel per 3:2; tutti i set vennero disputati tenendo naturalmente conto dei limiti di tempo imposti.

    Trude Pritzi rimase in pratica per venti anni sulla scena pongistica mondiale. Cominciò a 15 anni ma a 36 era ancora sempre ben quotata come rivela il suo 14° posto nelle classifiche mondiali di allora. 15 furono le medaglie da lei conquistate nei vari campionati iridati (5 d’oro, 3 d’argento e 7 di bronzo) nonostante alcuni anni furono persi a causa della guerra; queste medaglie si accompagnano a numerosi altri successi in altrettanti tornei. Nel suo palmarés figurano così 18 vittorie nei campionati d’Austria. Questi successi le procurarono un lavoro alle poste, dove Trude si occupava di telegrammi e contemporaneamente giocava per il club Post SV; Il lavoro non era molto retribuito ma le lasciava molto tempo libero per allenarsi, fattore importante in quanto il suo traguardo era la medaglia d’oro ai campionati del mondo.

    Vinse altresì il singolare agli open di Germania ininterrottamente dal 1938 al 1944. Non pochi furono gli altri successi internazionali, sia in singolare che nel doppio femminile e nel misto.

    Trude Pritzi mosse i suoi primi passi nel mondo del tennistavolo nell’ottava circoscrizione di Vienna, in particolare nella Lange Gasse; lei abitava al n.50, presso la palestra Heizmann al n.69 imparò a giocare e lì tenne (insieme a Felix Heizmann) corsi dal 1950 fino alla sua morte, avvenuta il 21 ottobre 1968 a seguito di una malattia incurabile e dopo vari mesi di intense sofferenze. La palestra esiste ancora; oggi si chiama Tischtennis Center e conserva un fascino antico, come se improvvisamente Bergmann e Pritzi potessero scendere ancora le scale di legno e prendere le loro racchette, ancora oggi lì custodite dietro una vetrina, per cominciare a giocare. Trude è sepolta nel cimitero di Doeblinger a Vienna.


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  2. neox3

    neox3 bloccatore pazzo!

    Nome e Cognome:
    Luca
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    TT MONTESILVANO
    Bellissimo aneddoto....raccontato benissimo, sembrava di stare sugli spalti a vedere le partite....complimenti a takashikon...
     
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  3. LO YETI

    LO YETI Utente Noto

    Grande Fabio, bellissima pagina di storia! Hai mai pensato di pubblicare un libro (rigorosamente in Italiano) con tutte le storie che ci racconti qui? La storia del tennistavolo mondiale….
    Complimenti ancora!!! :hail::hail::hail::teach::teach::teach::clap.:clap.:clap.
     
  4. takashikon

    takashikon Utente Noto

    Nome e Cognome:
    Fabio Colombo
    Categoria Atleta:
    4a Cat.
    Squadra:
    TT Varese/TT Lugano
    Forse non ho mai raccontato che Zdenko Uzorinac, compianto autore della storia del tennistavolo mondiale pubblicata in croato ed in inglese, voleva inizialmente pubblicare il libro (nella nostra lingua) in Italia e mi chiese di aiutarlo. Io preparai il profilo di Costantini e mi diedi da fare per altre cose ma poi, per alcuni motivi che ti racconterò di persona quando ci vedremo, il libro purtroppo non si fece. Io però ho in mano la versione italiana, mai pubblicata. Sono tre tomi battuti con la macchina da scrivere.... Quindi quello che scrivo non è tutta farina del mio sacco, prendo spunti dalla mia biblioteca.
    --- Messaggio Unito Automaticamente, 22 Nov 2018, Data originale: 22 Nov 2018 ---
    Il lavoro che tu proponi richiederebbe anni. Una volta in pensione potrei anche pensarci, ma chi lo pubblicherà? Ho già sudato sette camicie per trovare, con molta fatica, l'editore per la storia del tennistavolo italiano e non sono sicuro che abbia coperto tutte le spese. Figurati se gli propongo quella del tennistavolo mondiale...
     
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  5. adygoro

    adygoro Utente Noto

    Categoria Atleta:
    Non Tesserato
    Vedo citata Angelica Rozeanu, amica di mio padre, giocavano nella stessa società in Romania, ed insieme scapparono dal comunismo insieme ad altri giocatori durante una gara internazionale, formando poi, riconosciuta dall organizzazione internazionale, La Nazionale profughi Romania.

    L ho conosciuta poi durante un suo viaggio di piacere in italia, venne a trovarci a casa e mio padre fece anche venire poi Nicu Naumescu, poi diventato presidente federale in Romania .. altra epoca.. altro mondo.. che storie ...

    Complimenti per il post
     
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